Mese: Settembre 2019

LA PERSONALITA’ LIQUIDA, una forma di confusione attuale tra interno ed esterno

Descrizione della personalità liquida

La personalità liquida è un modo di  descrivere un  paziente che si  può incontrare  nella pratica clinica, ha un’età variabile, caratteristiche diverse ma è riconoscibile per un particolare stile nelle relazioni affettive, si tratta di una persona alla ricerca di un contenitore che possa conferirle quell’unità, quel senso di sé di cui è carente. La donna liquida in particolare, si affanna per qualcosa che lei stessa non è in grado di definire, è in preda all’insoddisfazione  che spesso assume la forma della frustrante ricerca del compagno ideale, è alla ricerca di un contenitore, una brocca che possa darle una individualità, una definizione di sé, di cui è drammaticamente carente, soffre di una ferita narcisista più o meno estesa, ha una bassa autostima, è alla ricerca di una costante rassicurazione e conferma esterna.

Demandare all’Altro il compito di definire la propria identità, è evidentemente un’operazione difficile se non impossibile, il primo pericolo è l’insoddisfazione rancorosa. L’Altro per quanto generoso e dotato di buone qualità, in quanto diverso da sé, è frustrante e limitante, viene chiamato ad aderire ad un rapporto simbiotico che pretende una dedizione assoluta. Anche quando queste condizioni sono garantite, l’Altro-contenitore è comunque  insufficiente proprio perché ha una forma  in sé statica, contrapposta alle qualità plastiche del  liquido che per esistere ha però bisogno del contenitore, altrimenti si disperde  fino a  scomparire. La persona liquida deve continuamente segnare e definire i confini con la brocca verso cui apparentemente si ribella, ma in realtà ne saggia e ne prova le pareti per sentire la propria ed altrui esistenza.

Questo meccanismo psichico è mascherato da razionalizzazioni  ma soprattutto è facilitato dal clima sociale e culturale prevalente dove è massima l’attenzione all’individuo che è investito dal diritto-dovere alla felicità, al piacere senza limiti ed ostacoli, nell’illusione di una soddisfazione perenne. Questo tipo d’ideale è inverosimile e senz’altro molto lontano dall’esperienza frustrante e limitata da variabili immutabili quali il trascorrere del tempo, la limitatezza della vita umana, l’appartenenza ad un sesso, le origini che fondano l’identità ma ne delineano il perimetro di partenza di ognuno di noi (Racamier, 2003).

Paradosso della personalità liquida

Il  paradosso, il dilemma insolubile di una persona liquida è di aver bisogno di un contenitore per trovare una identità, ma di non tollerare i confini in quanto appartengono al contenitore-Altro da sé. La persona liquida non sopporta la brocca, ma rinunciarvi significherebbe rischiare l’annientamento, la dispersione, la perdita di qualsiasi unità, l’angoscia del vuoto e del nulla. Ogni dilemma, per sua stessa natura, è insolubile, infatti qualunque alternativa al suo interno risulterebbe inadeguata: la persona liquida perde  se stessa se rimane nella brocca,  si disperde fino a scomparire se rinuncia al contenitore.

La soluzione alternativa come per ogni dilemma, si basa sull’abbandono del gioco delle alternative impossibili. Affidare all’Altro la definizione della propria persona, ha tutte le caratteristiche di  un’operazione magica basata sull’uso primitivo e massiccio dell’identificazione proiettiva in cui il soggetto attribuisce all’Altro alcuni tratti propri  fragili e deboli e attraverso il controllo, mantiene i propri aspetti scissi e proiettati sulla persona contenitore, caratteristiche che possono  anche  essere reintroiettate in un complicato gioco di scatole cinesi, l’una inclusa nell’altra. Come ha evidenziato la Klein (1955), l’eccesso dell’identificazione proiettiva porta alla confusione dell’identità, ad  una pluralità di voci ed aspetti dell’Io che possono condurre alla confusione ma  a cui la persona non rinuncia per non rischiare di perdere alcun aspetto di sé.

Nel caso della persona liquida, affidare  all’Altro la cura della propria identità, è come volere conservare l’onnipotenza ossia il disconoscimento della realtà esterna e  l’indefinitezza dell’infanzia per  mantenere illusoriamente tutte le possibilità e le scelte  e allo stesso tempo, godere dei vantaggi derivante dall’assoggettamento ai limiti  il cui costo,  nei termini di un ridimensionamento narcisistico, è  sostenuto esclusivamente  dal  portatore esterno. Sembrerebbe la soluzione ideale: conservare l’onnipotenza  infantile e allo stesso tempo far pagare all’Altro il peso dei limiti a cui  è  indispensabile assoggettarsi per fronteggiare lo scorrere del tempo e la complessità della realtà adulta. E’ naturalmente una falsa soluzione, valida  solo per un breve periodo di tempo, infatti la persona liquida per mantenere la sua  esistenza differenziata dalla brocca, è costretta a ribellarsi alla forma imposta dal contenitore, se non lo facesse si troverebbe confusa con il portatore dei limiti.  Questo modello relazionale ha come evidente conseguenza l’infelicità, la persona liquida non può vivere da sola ma neanche in una relazione simbiotica, è chiusa nell’impossibilità della formula “né con te, né senza di te”,  è alla ricerca della ripetizione del  modello  madre-neonato, attende e si aspettata   felicità gratuita, benessere e soddisfazione immediati, assoluti, pieni e continui. E’ evidente che ogni incontro affettivo per quanto positivo e ricco, non potrà mai essere  all’altezza di una tale vetta ideale rispetto alla quale  ogni esperienza risulterà  scialba, inadeguata e noiosa, per la persona liquida, più della personalità dell’Altro, è importante il rispecchiamento narcisistico nello sguardo altrui.

La personalità liquida passiva ed attiva.

Nella pratica clinica ho incontrato molte più donne che uomini che possano rientrare nella personalità liquida alla ricerca del contenitore, probabilmente è per l’elemento della passività  socialmente più tollerato  per le  femmine. Gli uomini eterosessuali che rientrano in questo gruppo, presentano una forte problematica nell’espressione virile, scelgono un atteggiamento di dipendenza emotiva verso una donna con caratteristiche materne ma priva  di quella attrazione sessuale che invece riconoscono alle donne sconosciute ma vissute come inavvicinabili.

Mi sembra ugualmente interessante osservare la relazione affettiva  dal punto di vista dell’Altro con funzioni di  contenitore,  la figura con il ruolo attivo  ha  anch’egli  il suo tornaconto narcisistico patologico, anche se meno evidente. Colui che svolge il ruolo di contenitore è vitalizzato proprio dalla presenza della persona liquida passiva che gli riconosce e gli affida  un ruolo e un senso. Una brocca vuota è paragonabile ad involucro senza scopo la cui funzione è esaltata solo nella relazione con il liquido, il contenitore può riconoscersi meriti e capacità solo nell’assolvere alla sua funzione. Il liquido e la brocca sono complementari, il liquido senza il contenitore perde la sua esistenza ed il contenitore  senza il liquido, il suo scopo; l’identità di ognuno è funzionale a quella dell’Altro ma nessuno dei due è riconoscibile e vitale da solo e soprattutto entrambi mancano di una definizione di sé, di confini certi, di quella che Anzieu definisce “pelle psichica” (Anzieu, 1985). Credo che con il termine di persona liquida si possa comprendere sia il ruolo attivo che quello passivo, si tratta  di posizioni complementari di uno stesso gioco psicologico dove anche colui che sceglie il ruolo di contenitore, non affronta con pienezza la fatica della definizione di sé. Anche il contenitore ha bisogno per mantenere la sua riconoscibilità di differenziarsi dal liquido saggiandone  confini, contrapponendosi alla vitalità e plasticità liquida  Le  caratteristiche di mobilità del liquido, possono anche essere verbalmente criticate e negate, ma sono qualità di cui la brocca ha bisogno per riconoscersi un valore narcisistico.

Il corto circuito emotivo della persona liquida sia attiva che passiva, è nella confusione tra il linguaggio affettivo della tenerezza e quello sessuale della passione  (Ferenczi, 1933); le donne cercano nell’uomo l’accudimento materno dei primi periodi della vita, una fusione  narcisistica che come scrive Racamier, è l’elemento fondate del senso di sé ma che se si protrae nel tempo, si trasforma in perversione narcisistica che distorce ogni possibilità di incontrare l’Altro, riconoscendolo nella sua diversità ed alterità. Nella perversione narcisistica  è la madre ad utilizzare il figlio come feticcio, supporto narcisistico, anche se apparentemente è lei l’elemento forte ed adulto ma in realtà è completamente dipendente dal suo  piccolo (Racamier,1993). L’illusione è proprio nella ricerca della fusione incondizionata dei primi mesi di vita, il risultato è una continua ed estenuante delusione che trasforma queste donne nel prototipo delle principesse tristi, ossia in donne che si condannano a rimanere in un labirinto senza uscita.  Gli uomini passivi, invece,  si barricano  sulla scissione dell’affettività dalla sessualità che rende impossibile vivere con una donna  un rapporto affettivo che comprenda anche una sessualità piacevole e matura; mentre coloro che scelgono il ruolo di contenitori perdono la  parte migliore della loro creatività e  vitalità in cambio di una staticità che offra  una parvenza di identità e stabilità.

La possibilità di uscire dal  gioco psicologico della personalità liquida non è certamente nel fortunato incontro del partner ideale, ma piuttosto nel poter accedere ad un nuovo stile e modalità di rapporto con se stessi e con gli altri e soprattutto il cambiamento è legato a quello che Racamier chiama “lutto originario”, ossia tollerare di avere dei confini che da una parte garantiscono l’unicità, ma dall’altra  limitano nelle possibilità apparentemente infinite. Mi piace ricordare un’espressione di  Racamier che scrive che il risultato del lutto originario porta a sentirsi semplicemente “un uomo, ma un uomo tra gli uomini”, ossia con le stesse possibilità e riconoscimento degli altri, è una definizione modesta ma allo stesso tempo forte ed intensa, che lega insieme la preziosità di ogni singola esistenza  alla continuità con quella degli altri ( Racamier, 2003).

La personalità liquida e le difficoltà amorose descritte da Kemberg

La definizione di persona liquida si può collocare nel gruppo dei pazienti ben descritti da Kernberg (1995) con difficoltà nella vita amorosa, in particolare  quelli borderline ed isterici. Il quadro più grave è quello borderline con una forte componente sadica o masochista che fonda le relazioni su fantasie primitive centrate sul potere, questo tipo di pazienti con una storia caratterizzata da gravi eventi traumatici, può essere incapace di provare desiderio o investimento sessuale. Kernberg distingue tra i borderline, un gruppo meno disturbato che può vivere l’eccitazione sessuale ed il desiderio erotico ma che ha serie difficoltà a mantenere una relazione stabile in quanto i meccanismi di scissione, dividono il mondo delle relazioni oggettuali interne ed esterne, in immagini idealizzate e persecutorie.

Le relazioni d’amore di questi pazienti, anche se fragili, possono comprendere il desiderio erotico, l’idealizzazione primitiva dell’oggetto d’amore. Il limite è dato dalla tendenza ad improvvise e radicali reazioni di delusione che trasformano l’oggetto idealizzato in persecutorio.  Molti pazienti con struttura narcisistica di personalità possono provare un coinvolgimento erotico e anche vagamente sentimentale, senza però avere la capacità di un profondo investimento emotivo, spesso non vivono l’innamoramento. I borderline pur ricercando attivamente i partner sessuali perdono immediatamente interesse quando questi si rilevano disponibili. L’eccitazione sessuale è diretta verso una persona considerata attraente o apprezzabile dagli altri e che suscita una forte invidia fino a determinare la tendenza inconscia a svalutare e distruggere l’oggetto invidiato che, una volta conquistato, perde ogni potere di eccitazione sessuale. Accanto ai borderline, Kernberg distingue i pazienti isterici con tratti masochistici anche questo gruppo può incontrare importanti difficoltà nel vivere la coppia ma questa volta, per una profonda colpa edipica inconscia rispetto allo stabilire una relazione duratura e matura che rappresenta a livello inconscio, la soddisfazione edipica proibita. I pazienti nevrotici per i loro conflitti edipici sono inibiti ma mantengono la possibilità di una normale relazione d’amore. Infatti, i nevrotici hanno maturato la costanza dell’oggetto e una realistica capacità di valutazione di sé stessi e dell’altro, sono in grado di stabilire importanti e durature relazioni purché non sia coinvolta la  sessualità. Rispetto ai gruppi clinici descritti  da  Kernberg, la personalità liquida potrebbe collocarsi come una categoria intermedia, la cui gravità e  grado di  infelicità dipenderebbe dalla diagnosi strutturale prevalente -borderline, isterica o narcisistica- ma la  riconoscibilità di questo gruppo sarebbe data dallo stile affettivo che   si fonda su una visione culturale e un substrato sociale comune nella nostra epoca postmoderna che il sociologo Bauman  ha indicato nella “liquidità”.

Personalità liquida e società liquida secondo Bauman

La liquidità secondo Bauman, è una  caratteristica  che rende difficile agli individui tollerare una propria identità differenziata che comprenda la capacità di sentire e riconoscere le emozioni, di avere limiti ed origini certi. Il famoso sociologo  ha specificato come la società attuale  evita i legami duraturi ed esclusivi che sono però un necessario antidoto alla dittatura del consumismo che penetra ogni aspetto dell’esistenza, compreso l’amore che acquista caratteristiche di liquidità (Bauman, 2005). Il consumo è pensato per passare velocemente da un desiderio all’altro, questo vale anche per i rapporti tra le persone, più le relazioni diventano facili a rompersi, in un certo senso consumate come gli oggetti, meno si è disponibili ad impegnarsi nella faticosa conoscenza dell’altro, indispensabile per una coppia stabile e sicura. Il paradosso della ”postmodernità liquida”, è che più si evitano impegni stabili e duraturi per timore del vincolo, più si avverte il bisogno di relazioni solide e amici disponibili senza però essere capaci di fare il primo passo di apertura verso l’altro. Questo tipo di atteggiamento rende insicuro ed instabile ogni tipo di relazione sia di amicizia  che d’amore e genera uno stato di ansia costante. In  questa società liquida di  Bauman, mi sembra che si possa collocare  la personalità liquida, non solo come una sindrome clinica, ma anche come una forma di adattamento, difesa, aggiustamento alle contraddizioni della postmodernità che ha sostituito la quantità alla qualità, barattato la sicurezza e la stabilità con il consumo di beni e di persone, si potrebbe dire che la personalità liquida è caratterizzata da una dispersione di narcisismo.

La qualità adattiva  della personalità liquida al particolare momento sociale, potrebbe giustificare la frequenza e diffusione di questo tipo di pazienti   che  nel ruolo  passivo, cerca la quadratura del cerchio, allontanando da sé l’elaborazione del lutto   affidando però all’Altro il compito di tollerare i limiti  per garantirsi  tramite interposta persona, la completezza e la sicurezza a cui  rinuncia per il sogno onnipotente o meglio, l’illusione narcisistica. Nel  ruolo attivo di contenitore, la persona liquida cerca  invece di  garantirsi una pseudo sicurezza al prezzo della costosa rinuncia  alla creatività e alla bellezza della vita.

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Tornare dalle vacanze puo essere un momento depressivo : che fare?

In questa intervista per Cosmopolitan la Dott.ssa Chiricozzi affronta un tema molto up to date in questi giorni.Tornare dalle ferie per alcuni rappresenta un momento di forte stress:vediamo perchè e come possiamo affrontare questo evento depressivo.

Quali sono le ragioni della cosiddetta “depressione-post vacanza”? Con quali sintomi si manifesta? E soprattutto quali sono i suoi suggerimenti pratici per combattere questa sindrome ?

In alcune persone, al rientro da un periodo di vacanze sufficientemente prolungato da richiedere all’organismo un adattamento a nuovi ritmi, orari, attività, etc., si possono manifestare sintomi che evidenziano una condizione di malessere diffuso (insonnia, cefalea, spossatezza, senso di stordimento e agitazione, tachicardia, calo dell’attenzione, irritabilità, malinconia, abulia, ritiro interiore, apatia) e che sono l’espressione di un eccessivo carico di stress a cui è sottoposto il nostro organismo.                                                                               La depressione post-vacanze o da rientro, questo il nome del disturbo (in inglese “Post-Vacation Blues”), non va confusa con la depressione vera e propria, perché l’entità del quadro depressivo è molto più blando e transitorio rispetto a quello di una “vera” depressione.                                      Perché dopo un periodo di riposo il nostro organismo si sovraccarica di stress anziché rilassarsi? L’adattamento ad un cambiamento comporta uno sforzo; quando questo è richiesto a livelli troppo elevati e in tempi troppo repentini, il nostro organismo “legge” queste richieste come segnali che lo pongono in uno stato di allerta, da qui la condizione di stress, e l’attivazione di risposte fisiologiche necessarie a difendersi dalla situazione di disagio psicologico.                                                                   Per prevenire un surplus di stress al rientro dalle vacanze è possibile adottare semplici accorgimenti pratici come, dedicarsi ad attività piacevoli per favorire il relax durante gli ultimi giorni di vacanza prima del ritorno a casa; curare l‘alimentazione rendendola regolare e bilanciata;
dormire le necessarie ore di sonno;
continuare a svolgere attività all‘aria aperta poiché viene stimolata la produzione di endorfine che migliorano il tono dell‘umore; programmare il rientro e riprendere con gradualità gli impegni.

Chi è più esposto allo stress da rientro? Uomini, donne o bambini? Vi sono categorie lavorative più interessate da questa sindrome rispetto ad altre?

In Italia una persona su dieci sembra essere colpita dalla sindrome di stress da rientro. Certamente l’impossibilità o l’incapacità di vivere uno stile di vita (in particolare il tipo di lavoro) soddisfacente, specie se si tende a caricare di aspettative eccessive le vacanze, può favorire la comparsa di reazioni depressive al ritorno dalle ferie. Va comunque detto che la reazione fisica e psicologica al rientro post-vacanziero dipende sia da caratteristiche personali che dal tipo di lavoro che si svolge. Le persone molto ansiose, insicure, hanno maggiori difficoltà a ripartire. Tra le categorie professionali più a rischio ci sono quelle impegnate su più fronti (sono particolarmente esposte le donne che svolgono il ruolo di madri, mogli e lavoratrici), chi lavora su più turni e chi è sovraccaricato da responsabilità.

In che modo a suo parere una corretta idratazione potrebbe aiutare a recuperare il calo di concentrazione, considerando lo stato di svogliatezza che caratterizza lavoratori e studenti al rientro dalle ferie? I Sali minerali contenuti nell’acqua potrebbero contribuire a migliorare le performance cognitive?


Ogni individuo sviluppa tecniche del tutto personali per fronteggiare lo stress. In ogni caso stare attenti all’alimentazione, mangiando cibi che favoriscono la produzione di sostanze cerebrali che agiscono  positivamente sull’umore e mantengono un giusto apporto idrosalino aiuta a mantenere un equilibrio sia del tono dell’umore che delle capacità intellettive. In particolare l’idratazione ha un ruolo preponderante nel permettere di non avere cali di memoria e di attenzione (abilità estremamente condizionate dalla sindrome da stress da rientro) e nel non produrre un calo nei tempi di concentrazione e dei riflessi visivi e motori.

Dopo la gioia esagerata la depressione del ritorno

lo stalking 2 parte

TIPOLOGIE DI STALKERS 

Esaminando il profilo psicologico di numerosi stalkers, è possibile individuare alcune tipologie di molestatori

  • il risentito (o rancoroso) E’ sospinto dal desiderio di vendicarsi di un danno o un torto subito ed è

quindi alimentato dal desiderio di vendetta. Si tratta di una categoria pericolosa perché, a causa del forte risentimento, tali soggetti hanno uno scarso esame di realtà

  • il bisognoso d’affetto  E’ alla ricerca di una relazione e di attenzioni riguardanti l’amore o l’amicizia. La

vittima prescelta è una persona che si ritiene possa soddisfare tale desiderio attraverso la relazione desiderata. Questa categoria include anche la forma “delirio erotomane”, in cui il bisogno di affetto viene erotizzato e lo stalker tende a leggere nelle risposte della vittima un desiderio a cui lei resiste.

L’idea di un rifiuto è vissuto come un attacco intollerabile alla propria persona. Pertanto questo tipo di stalker si difende respingendo la percezione reale dell’altro sostituendola con quella immaginaria. Il rischio di violenza non è immediato, ma aumenta con il passare del tempo. Possono presentare disturbi mentali abbastanza variegati che vanno dalla schizofrenia, al disturbo di personalità narcisistico. Le sanzioni penali non si rivelano molto efficaci perché interpretate come una prova da superare

  • il corteggiatore incompetente   Tiene un comportamento alimentato da scarsa competenza relazionale,

manifesto da comportamenti opprimenti, espliciti, aggressivi. E’ un tipo di stalker meno resistente nel tempo nel perseguire la persecuzione della vittima, ma tende a cambiare comportamento e vittima

Questo tipo di stalker può diventare violento quando la vittima gli oppone resistenza

  • Il respinto (ex partner) Diventa persecutore in risposta ad un rifiuto. In genere è un ex che mira a

ristabilire la relazione o a vendicarsi per l’abbandono subito. I suoi comportamenti  sono estremamente duraturi nel tempo e non si lascia intimorire dalle reazioni negative della vittima.

La persecuzione rappresenta comunque una forma di relazione che rassicura rispetto alla perdita totale, percepita come intollerabile perché vissuta come minaccia di annientamento personale. Sono frequenti storie di violenza nei confronti del partner durante la relazione che continuano anche dopo la rottura. Alcuni di loro presentano marcate anomalie caratteriali, dipendenza, tratti narcisistici o paranoici e/o abuso di sostanze. Possono essere presenti veri e propri disturbi mentali

  • Il predatore  E’ un molestatore che ambisce ad avere rapporti sessuali con una vittima che può essere

pedinata, inseguita e spaventata. La paura eccita questo tipo stalker che prova un senso di potere nell’organizzare l’assalto. Diventa violento a distanza di tempo. Può colpire i bambini ed essere  rappresentato da pedofili o feticisti. Gli stalker di questa categoria sono rari ed appartengono al sesso maschile. Mostrano problemi di autostima, nel funzionamento sociale e nelle relazioni sessuali.

IDENTIKIT DELLO STALKER

Circa il 10% soffre di una psicopatologia grave con totale perdita di contatto della realtà. Il 70% presenta una rigidità nelle relazioni, che si traduce in una difficoltà di gestione delle relazioni interpersonali. Questo fenomeno è riconducibile ad uno stile di attaccamento insicuro, evitante e ambivalente.

Spesso sono soggetti insospettabili: funzionano bene in società ma sono dei manipolatori e bugiardi patologici

La violenza psicologica che sviluppano ai danni della vittima inizia in tempi insospettabili e sfocia nello stalking nel momento in cui quest’ultimo decide di abbandonare la relazione

QUANDO IL PERSECUTORE E’ DONNA  

Nel nostro paese le vittime di stalking di sesso maschile ammontano al 30% circa. Lo stalking al femminile vede coinvolte figure di donne con problematiche personali o relazionali molto evidenti (depressione, difficoltà economiche, etc.) La stalker cerca di manipolare, strumentalizza le situazioni. Tuttavia, emerge la pateticità più che l’aggressività

MISURE TERAPEUTICHE PER LO STALKER            

Il lavoro di cui si sente urgente necessità, deve consistere nell’accompagnamento dello stalker nel difficile percorso della separazione e del distacco affettivo.

Non è sufficiente fare ricorso alla giustizia punitiva, ma occorre corroborare quest’azione con la giustizia ripartiva. Le azioni moleste, lesive, violente vanno condannate con fermezza ma è imprescindibile un recupero delle persone sotto il profilo psicologico, in quanto gran parte degli stalker presenta una struttura di personalità patologica, che non permette loro di elaborare e superare un abbandono.

Proprio per la sua struttura di personalità, lo stalker può leggere la denuncia come un’ulteriore “provocazione” da parte della vittima, e spesso questo causa un’esplosione di violenza incontenibile. Un percorso di psicoterapia invece potrebbe aiutare concretamente lo stalker a prendere coscienza delle proprie azioni e superare il disagio che lo spinge a instaurare relazioni di dipendenza affettiva.

BIBLIOGRAFIA

  • Stalking. S. Merra. Ed. Soveri, 2011
  • Percorsi di aiuto per vittime di stalking. Modena Group. Ed. F. Angeli,2008
  • Rifiuto tossico. Stalker e trattamento: prigione o terapia?. AIPC Editore
  • Stalking: analisi di diritto comparato, psicologica e psicopatologica. Come difendersi? Diritto & Diritti.Portale giuridico Diritto.it
  • Dossier Stalking.pdf 2011 sito: www.stalking.it

Lo Stalking

COS’E’ LO STALKING

Il termine stalking tradotto con “sindrome delle molestie assillanti”, consiste in un insieme di comportamenti molesti, vessatori, persistenti nei confronti della vittima che si manifestano mediante pedinamenti, minacce, continue telefonate, incontri apparentemente casuali, ossessivo invio di lettere o sms, scritte sui muri e continue forme di provocazione.

 Si tratta di atti che, se estromessi dal contesto che li determina, possono apparire “stupidi e insignificanti”. Purtroppo però, per colui che ne è vittima rappresentano una vera e propria “persecuzione” che ne limita significativamente il normale svolgimento della vita di relazione.

il controllo del telefono è uno dei modi dello stalker per isolare la vittima

LE CONDOTTE PIU’ FREQUENTI

Tra le condotte più frequentemente utilizzate dallo stalker per spaventare la vittima ci sono

LE COMUNICAZIONI INDESIDERATE: Sono lettere e telefonate. Possono esserci anche scritti non inviati direttamente alla vittima o ad essa inviati tramite sms ed e-mail.  Solitamente sono agite direttamente verso la vittima; più raramente sono  attuate v/ i familiari o conoscenti della vittima per arrivare a colpire indirettamente la stessa.

I CONTATTI INDESIDERATI: I più diffusi sono i pedinamenti,  gli appostamenti o recarsi nei luoghi frequentati dalla vittima o ancora svolgere le sue stesse attività. Sono comportamenti diretti ad avvicinare in qualche modo la vittima

I COMPORTAMENTI ASSOCIATI: Tipiche condotte di questo tipo sono il far recapitare cibo o altri oggetti all’indirizzo della vittima anche a tarda notte oppure la cancellazione di servizi (elettricità, carta di credito) all’insaputa della vittima. Servono a danneggiare o intimidire la vittima.

Seguono le vittime per tutto il giorno

L’OBIETTIVO DELLO STALKER

Lo stalker ha come obiettivo sia quello di farsi  giustizia da sé sia quello di manifestare il “possesso” della vittima e di limitarne fortemente la libertà di autodeterminazione (facendo avvertire costantemente la propria “timorosa” presenza anche quando egli è distante dal luogo in cui si trova la vittima).  Dietro a questi comportamenti di molestia possono celarsi motivazioni molto diverse  ma con un denominatore comune: la paura dell’abbandono.

Questo fenomeno è riconducibile ad uno stile di attaccamento insicuro, evitante e ambivalente .

Secondo un’ottica psicodinamica , questa difficoltà  è alla base dell’incapacità di affrontare emotivamente la separazione:  la fase finale di un rapporto, infatti è vissuta come fonte di destabilizzazione, di perdita, di incertezza futura.                                                                                                                                                                                                                                            In un soggetto con predisponenti problematiche il sentimento vissuto con la separazione affettiva risulta insostenibile e provoca imponenti “reazioni di difesa di tipo aggressivo, rabbioso, invidioso”. Questi tratti sono caratteristici di alcuni tipi di personalità patologiche: quella borderline, quella narcisistica fino alla condizione di antisocialità. In rari casi la condotta di stalking sottende disturbi ben più gravi in una personalità che ha scarso contatto con la realtà come è evidente dalla produzione di deliri e allucinazioni, espressione della costruzione di una neorealtà.

Secondo i dati del 2011 raccolti dall’Osservatorio Nazionale Stalking tra gli stalkers il 20% soffre di un disturbo di personalità, mentre solo il 5% soffre di una psicopatologia grave, con totale perdita di contatto con la realtà. Il 70% presenta una rigidità nelle relazioni.

le manie dello stalker
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