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La fiabaterapia 2 parte

Chi può utilizzare in ambito clinico la fiaba-terapia                                                                                                                        

Se parliamo di ‘fiaba-terapia’ come di una vera e propria forma di terapia volta alla cura dei problemi psicologici, questa dev’essere necessariamente praticata da un operatore che ne abbia le qualifiche appropriate; ovvero da uno psicoterapeuta o uno psicoanalista abilitato all’esercizio della psicoterapia.                                                                                                                                                                                   Nell’utilizzo della fiaba-terapia, il ruolo del terapeuta è quello di una figura di guida per il paziente in difficoltà, in quanto può aggiungere elementi alla fiaba, dare chiavi di lettura nuove e più positive, o semplicemente esserci nel processo trasformativo della persona.                                                                                    

   Infatti, la lettura di una fiaba, per quanto ben costruita, non va mai lasciata ad una spontanea interpretazione del paziente, ma dev’essere guidata attraverso domande e dialoghi del terapeuta, volti a favorire la piena comprensione degli eventi e dei vissuti dei personaggi. Questa fase di riflessione e pensiero guidato  è finalizzata a raggiungere gli obiettivi di cambiamento che ci si propone e talvolta può essere svolta in modo semplice attraverso esercizi proposti in appositi testi.                                                                                    

    Il potenziale “terapeutico” può essere racchiuso nelle fiabe e in altri simili racconti di fantasia attraverso la strutturazione in tre fasi.                                                                                                                                                                                        -In un primo momento viene presentato un tema o un problema volto a catturare l’interesse, motivando attraverso la sua trama che può essere resa simile alla storia che riguarda l’ascoltatore-lettore. In questo modo è possibile “far entrare dentro la storia”, attraverso dei naturali processi di identificazione, pur mantenendo un distacco che consente di vivere con un certo controllo emozionale gli eventi raccontati. In questa fase non è necessario né consigliabile che la trama reale e la trama immaginaria del problema che si vuole affrontare siano sovrapponibili interamente, quanto che possano esserci delle somiglianze nei vissuti e nelle difficoltà sperimentate.                                                                                                                                                  -Nel secondo stadio si entra nel vivo della fase “emozionale”, ossia nel momento centrale della narrazione in cui è possibile amplificare il “lavoro” agito sugli stati interiori, liberando eventuali emozioni che si teme di manifestare e favorendo la comprensione di quei “vissuti senza nome” che possono essere conosciuti attraverso i personaggi.                                                                                                                                                                    -Nella terza ed ultima fase, quella “risolutiva”, le narrazioni fiabesche giungono al termine della storia attivando prospettive per la soluzioni di problemi quotidiani, diventando veri e propri esercizi di problem- solving che, per essere davvero efficaci, devono portare ad una risoluzione anche emozionale e profonda delle difficoltà oltre che ad un’apertura per la revisione dei pensieri e dei comportamenti                            

   Naturalmente, come accade in tutti i cambiamenti, l’apertura di una nuova prospettiva alla realtà richiede un certo tempo per essere assimilata e per consentire un vero e proprio cambiamento che deriva da un nuovo equilibrio interiore tra pensieri, emozioni e comportamenti. Per tale ragione la fiaba-terapia spesso richiede più interventi per consolidare i risultati attraverso un graduale cambiamento profondo che consente di eliminare contrasti e dissonanze create dai nuovi elementi subentrati.

Con quali persone è utile la fiaba-terapia                                                                                                                                

Il linguaggio delle fiabe non è un mondo riservato solo ai più piccoli, ma si pone piuttosto come un universo simbolico in cui è possibile scoprire l’esistenza di una porta di accesso sempre aperta, in cui non esiste un limite di età per addentrarvisi, traendo in qualunque momento, innumerevoli stimoli e benefici per il proprio benessere e la propria crescita interiore.

FINE SECONDA PARTE

Riferimenti bibliografici

– Bettelheim B., Il mondo incantato. Ed.Feltrinelli, Milano 2011

– Kast V., 1995, Folktales as Therapy, New York: Fromm International Publishing Corporation.

– Mills J., Crowley R., 1986, Therapeutic metaphors for children and the child within, Brunner-Mazel, NY.

– Monaco M., 2009, Corso di fiaboterapia, Accademia Menteviva.

– Oliviero Ferrarsi A., 2005, Prova con una storia, Fabbri editori.

– Santagostino P., 2006, Guarire con una fiaba e usare l’immaginario per curarsi, Feltrinelli.

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La fiabaterapia 1 parte

Curarsi con le fiabe

Come scrive Bettelheim, i miti, le leggende e le fiabe fanno appello alla nostra mente conscia e inconscia e ai suoi tre aspetti: Io, Es e Super-Io (Bettelheim B., Il mondo incantato. Ed.Feltrinelli, Milano 2011). Inventare una fiaba ha un effetto benefico sulla psiche del soggetto che la racconta perché fare questo significa per lui compiere un atto immaginativo, creativo, che lo mette in contatto con il suo mondo interiore.
Perché inventare le fiabe è un atto terapeutico
Ogni fiaba ha una sua struttura caratteristica: la fase iniziale, la comparsa di un evento/situazione di crisi in cui si trova il protagonista e la fase finale che prevede la soluzione all’evento critico.

Nella scena di apertura della fiaba “C’era una volta….” c’è sempre un protagonista che fino a quel momento si è trovato in una condizione di equilibrio precario che di lì a poco verrà stravolto dalla presenza di un evento critico. L’evento critico è rappresentato da un problema da risolvere o da qualcuno o qualcosa (nemico o antagonista) che impedisce al protagonista di risolvere il problema. Solo quando il protagonista, con l’aiuto di un alleato (oggetti, animali o personaggi che possono essere dotati di poteri magici) riuscirà a trovare una soluzione alla situazione di crisi in cui è intrappolato si avrà il lieto fine “..e vissero tutti felici e contenti!”. Perché inventare una fiaba equivale alla creazione di un atto terapeutico? Perché con la fiabazione (processo di creazione della fiaba) l’autore s’ingegna inventando percorsi di scoperta di nuove soluzioni, di sviluppo di capacità, che inconsapevolmente, corrispondono ai processi di elaborazione di un problema e di prefigurazione di soluzioni, che hanno una ricaduta sul piano del reale. Come? Rappresentando, attraverso la fiaba, i temi che ripropongono simbolicamente le vicende personali intrapsichiche e di relazione con l’ambiente familiare e sociale. Con il processo di fiabazione, l’individuo, inconsapevolmente, proietta nella trama della storia e nei personaggi che utilizza, molti aspetti che attengono al suo mondo intrapsichico.

Il passaggio fondamentale sta nel leggere la storia narrata nella fiaba come una proiezione di parti di sé nei personaggi della storia stessa: E’ come una rappresentazione teatrale dove il Sé è l’Autore, l’Io è il Regista e le Sub-personalità sono gli Attori. Gli attori dovrebbero venire gestiti dal regista (Io) attraverso la sua funzione direttrice e regolativa per mezzo della Volontà. La fiaba conferisce all’Io-regista il grande potere che ha e che si manifesta nel conoscere i mille aspetti che lo compongono e nel decidere di essere a volte uno, a volte l’altro scegliendo il personaggio più opportuno. Questo può accadere attraverso la conoscenza di quanti più aspetti possibili dell’Io e attraverso l’accettazione di queste parti, perché vengano reintegrate e trasformate: fino a che l’Io è identificato con una sub-personalità non solo ne è dominato, ma non riesce neppure a riconoscerla. Le sub-personalità non integrate sono quelle che sono fuori dal campo di coscienza e delle quali viviamo solo gli effetti perché non riusciamo ad integrarle. Solo con la de-identificazione dalle parti è possibile prenderne le distanze, conoscerle e accettarle. L’obiettivo di ogni individuo è cercare di conoscere più sub-personalità possibili e trovare un modo per equilibrarle. Nel momento in cui i vari personaggi della fiaba rappresentano parti di noi (sub-personalità) il paziente fa un vero e proprio lavoro di de-identificazione, e facendo dialogare le parti entra ed esce dalle sub-personalità più ostacolanti o castranti acquisendo un ruolo attivo rispetto ad esse.

In sostanza, con il processo di fiabazione l’individuo compie un ‘percorso’ che si sviluppa tra questi due poli: dal vecchio al nuovo equilibrio, è un cammino di trasformazione e di ricerca di nuove possibilità. Proprio per questa sua struttura, così tipica e caratteristica, la fiaba costituisce un eccezionale strumento di problem solving: cioè riesce a raffigurare sul piano simbolico i problemi presenti; permette di dare volto, voce e forma alle dinamiche interiori che si stanno muovendo alla ricerca di nuove aperture.

La fiaba infatti non si limita a ‘raffigurare’ le conflittualità presenti in noi; infatti attraverso la trama e la scelta dei personaggi, il soggetto non solo le individua (e ne delinea chiaramente la composizione e la struttura) ma si muove anche per cercare la soluzione del conflitto e raggiungere così il lieto fine. FINE PRIMA PARTE

la fiabaterapia ha dato spunto per la cura di patologie psicologiche di rilevanza
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